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Protezione civile, Mennea: “Le Province possono avere compiti operativi nella gestione delle emergenze”

“Nel comitato permanente della Protezione civile pugliese, che è un organo consultivo, e nel comitato operativo regionale (Corem) non è prevista la partecipazione dei presidenti delle Province, così come stabilito dalla stessa legge sul ‘sistema regionale di Protezione civile’. Tuttavia, la Regione Puglia assicura la gestione della sala operativa regionale, volta anche ad assicurare il costante flusso di raccolta e scambio delle informazioni con il Dipartimento della Protezione civile, le Prefetture, le Province ove delegate e i Comuni. Lo stabilisce l’art. 3 della legge regionale 53/2019 sul ‘sistema regionale di Protezione civile’ (pubblicata il 12 dicembre scorso). Per le Province, dunque, non vi è nessuna esclusione nei compiti di Protezione civile, come invece lamentato dal presidente della Bat che, in una nota diffusa il 13 dicembre, si è detto ‘profondamente rammaricato per la scelta del presidente del comitato regionale permanente di Protezione civile della Regione Puglia, il consigliere regionale Ruggiero Mennea, di escludere i presidenti delle Province pugliesi, o comunque un rappresentante regionale dell’Upi, nel comitato permanente di Protezione civile’ e anche dal Corem”. Così Ruggiero Mennea, consigliere regionale e presidente del comitato permanente della Protezione civile pugliese, replica a quanto sostenuto dal presidente della Bat, Bernardo Lodispoto, in una nota. Mennea non si limita a citare quanto stabilito dalla legge, ma spiega anche il perché della disposizione normativa.

“L’esclusione, se così vogliamo definirla, delle Province dal comitato permanente e dal Corem – dice – sono due. La prima è legata al ruolo giuridico costituzionale dei prefetti, che sono invece componenti del comitato permanente. Ai prefetti, nello specifico, è demandata, per legge dello Stato, la responsabilità delle strutture operative presenti sul territorio (cioè vigili del fuoco, carabinieri, carabinieri forestali, polizia di Stato ed esercito), che possono essere attivate e coordinate solo dal prefetto stesso o da un suo rappresentante. Sempre ai prefetti, è affidata la responsabilità dei piani per il rischio industriale e di difesa civile, che non sono specificatamente protezione civile ma sono sicuramente collegate”.

“L’inclusione dei presidenti delle Province nel comitato permanente potrebbe essere una possibilità – prosegue Mennea. “Ma, allo stato attuale, potrebbe rappresentare un problema per gli stessi che, come noto, hanno una doppia funzione, essendo eletti tra i sindaci dei Comuni del territorio provinciale (con il sistema della cosiddetta elezione di secondo livello, ovvero non dai cittadini ma dagli stessi primi cittadini e dai consiglieri comunali). Insomma, sono essi stessi sindaci e, come tale, i primi responsabili della protezione civile e della pubblica incolumità, anche da un punto di vista sanitario, nei loro Comuni. Proprio al fine di non sovraccaricarli di responsabilità – precisa ancora Mennea – si è scelto di non inserirli nel comitato permanente, perché questo avrebbe pesantemente aumentato gli oneri e le responsabilità di questi primi cittadini con duplice ruolo. Peraltro, in rappresentanza dei sindaci nel comitato permanente vi è anche l’Anci. Il Corem, invece, non prevede la presenza di figure istituzionali che non abbiano compiti operativi (come si desume dall’art. 8 della legge regionale 53/2019)”.

“Sono certo che il presidente della Provincia Bat, che è anche sindaco di Margherita di Savoia, abbia ben presente – sottolinea Mennea – le problematiche dei primi cittadini sui territori e, comunque, avrebbe potuto rappresentare i suoi dubbi e le sue osservazioni durante il secondo convegno regionale, tenutosi il 12 dicembre a Barletta, al quale era stato invitato sia dal presidente del comitato permanente che dal governatore Michele Emiliano. Ma pur avendo ricevuto gli inviti via Pec, con regolare notifica, il presidente Lodispoto non ha evidentemente inteso partecipare e non ha nemmeno fornito una spiegazione”.

“Sicuramente, governando un ente di secondo livello, in cui la sovranità è stabilita dai soli consiglieri comunali e sindaci e con il metodo del ‘cerchio magico’, si rischia di dire cose inesatte, che creano soltanto disinformazione e mortificano le istituzioni rappresentate – conclude Mennea – da chi evidentemente è più interessato alla materia dei concorsi e degli appalti pubblici piuttosto che alla tutela della vita dei cittadini e alla salvaguardia del territorio”.

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