Politica

Nomina in Giunta, i consiglieri del PD: «Il giro di poltrone non si ferma»

«Per l’amministrazione Cannito il giro di poltrone non si ferma e tutto avviene con estrema serenità, mentre la maggioranza guarda inerme e non reagisce. La giunta di Barletta è ormai diventata la barzelletta di Italia». Lo dichiarano i consiglieri comunali del PD Ruggiero Mennea, Rosanna Maffione, Dino Delvecchio, Rosa Cascella e Antonio Divincenzo a seguito della firma del decreto di nomina che vede la sostituzione dell’assessore ai Servizi Sociali, Nicola Salvemini, con sua sorella Maria Anna Salvemini.

«L’assessorato ai Servizi Sociali, tra i più delicati,, si appresta a subire il terzo cambio di gestione nel giro di neanche due mesi. L’ennesima sostituzione che avviene non per meritocrazia ma per appartenenza a una famiglia. Così si utilizzano le istituzioni non di certo per scopi politici ma per fini compensativi. È saltato il principio secondo il quale si scelgono gli assessori valutando la loro competenza ed il curriculum vitae. Si colgono solo motivi personali ed extra politici dietro questa scelta; un’azione avviata dietro il silenzio assordante della maggioranza. Perché nessuno parla? Fra questi, vi sono esponenti che hanno firmato il “codice etico” durante l’esperienza amministrativa dell’ex sindaco Cascella. Evidentemente la firma per alcuni di loro è stato un grande bluff, vista la deriva politica che vivono quotidianamente nella nuova esperienza amministrativa offendendo quel documento dall’alto valore politico. Il vecchio adagio “tengo famiglia” mai fu così pertinente. Ci chiediamo se il limite è colmo. Quanti altri danni, anche d’immagine, dovrà subire la città?

Il cambio nell’esecutivo si è reso necessario a seguito della diffida che il sindaco Cannito ha ricevuto dalla Consigliera di Parità della regione Puglia, l’avv. Anna Grazia Maraschio. La giunta, risultata illegittima a causa del mancato rispetto degli equilibri di genere, ha dovuto ricostituirsi. Abbiamo più volte sottolineato, anche in consiglio comunale, che la questione della parità di genere andava affrontata fin dall’inizio. Le donne non possono essere utilizzate per rispettare una norma. La giostra continua a girare, lanciando un messaggio bassissimo: “Si entra nelle istituzioni perché sono figlio di…”»

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