La mobilitazione degli agricoltori a Bari pone alla politica una questione che non può essere rinviata: come può un’impresa continuare a produrre, investire e competere quando aumentano i costi del gasolio, dell’energia e dell’acqua, mentre il valore riconosciuto a chi lavora la terra è spesso insufficiente?
I 30 milioni annunciati dalla Regione Puglia, di cui 10 destinati al carburante agricolo e 20 al sostegno delle filiere, rappresentano una risposta positiva. Ora occorrono tempi certi, strumenti efficaci e risultati verificabili.
Ma nessun intervento straordinario può sostituire una politica agricola capace di affrontare le cause strutturali della crisi.
Occorre rafforzare il potere contrattuale dei produttori, favorirne l’aggregazione, contrastare le pratiche commerciali sleali e le frodi, investire nell’efficienza delle risorse idriche, nell’innovazione e nel ricambio generazionale.
Serve una concorrenza leale, con regole europee coerenti, che garantisca una giusta remunerazione del lavoro agricolo senza dimenticare il potere d’acquisto dei consumatori.
Governo nazionale, Regione ed Europa hanno competenze differenti, ma una responsabilità comune: costruire condizioni nelle quali le nostre imprese possano crescere senza dipendere continuamente da misure emergenziali.
Perché chi produce ricchezza deve poter vivere del proprio lavoro. Non dell’attesa del prossimo aiuto.














